IMPORTANTE CONVEGNO A ROMA SULLA PRIMAVERA ARABA. PARLA HAYTHAM AL MANNA, LEADER DELL’OPPOSIZIONE RIVOLUZIONARIA SIRIANA

“L’arma più efficace è la lotta popolare”. Al Manna parla a tutto campo della situazione in Siria, ma il TG1 e Repubblica censurano tutto. Pubblichiamo un resoconto del convegno tenutosi a Roma il 29 febbraio e il  video della conferenza stampa di Haytham al Manna, che il TG1 e Repubblica hanno censurato vergognosamente, impedendo ai cittadini italiani di ascoltare una voce tanto diversa, quanto importante.

Mercoledì 29 febbraio si è svolto a Roma un convegno sul tema: “Primavera Araba. Verso un nuovo patto nazionale”. Il convegno è stato promosso ed organizzato dalla Comunità di S. Egidio, potente associazione cattolica che molti considerano come la diplomazia parallela del Vaticano. La definizione appare tutt’altro che esagerata: basti pensare che un dirigente storico della Comunità, il Prof. Andrea Riccardi, riveste la carica di Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione nell’attuale governo italiano.
Il convegno è stato introdotto proprio da Riccardi ed ha visto la presenza, fra gli altri, di Rachid Gannouchi, il leader del partito islamico tunisino Ennadha e di esponenti arabi come l’Imam Mohamed Kamal al Din, giurista della celebre università islamica egiziana di Al Azhar, e di Samir Franjieh, intellettuale ed ex parlamentare libanese. L’appuntamento si è articolato in cinque sessioni, con gli interventi di rappresentanti di diversi movimenti – laici e religiosi – provenienti dalla Libia, dal Libano, dall’Egitto, dalla Siria, dalla Tunisia, dall’Iraq, dal Qatar e dalla Turchia. Le caratteristiche del convegno e la qualità degli intervenuti non lasciano spazio a dubbi: la diplomazia vaticana intende giocare un ruolo attivo nello scacchiere arabo – mediorientale, lavorando per prevenire il dilagare di derive fondamentaliste e confessionali, le cui prime vittime, come si è già visto in Iraq, sarebbero proprio i Cristiani orientali. Alla luce di queste considerazioni, non si può non osservare con rammarico l’assenza, nel convegno, della Palestina e dei Palestinesi, segno inequivocabile della marginalizzazione in cui è venuta a trovarsi la questione un tempo centrale per tutto il Medio Oriente. I Palestinesi non c’erano perché nessuno ha ritenuto necessario invitarli, ritenendoli, evidentemente, ininfluenti. Questa realtà dovrebbe far riflettere.

La prima sessione del convegno tematizzava la “Cittadinanza e statuto dell’altro”, ed in questa sessione Fathi Mohammed Baja (Arcivescovo greco-cattolico di Beirut e Byblos) ha voluto mettere l’accento sul valore del diritto di cittadinanza come elemento superiore rispetto ai particolarismi religiosi, notando come il concetto di “altro” non riguarda solo le differenze fra le diverse fedi (Cristiani, Ebrei, Musulmani), ma anche quelle interne alla stessa religione, citando il caso della contrapposizione, interna all’Islam, fra Sciiti e Sunniti. Per l’Arcivescovo, il dialogo non ha alternative, con la sola eccezione di quei gruppi estremisti che perseguono la distruzione dell’altro da sé; a questo proposito, ha citato i Salafiti e quei fondamentalisti ebrei per i quali Israele è la terra degli Ebrei e tutti gli altri devono andarsene. In sintesi, ha concluso, la cittadinanza è la sola soluzione per tutti i popoli. A Baja ha fatto prontamente eco il Prof. Franjieh, insistendo sulla necessità del superamento di ogni concezione “comunitarista”, che tante devastazioni e tanti lutti ha causato in Libano.

Ma l’intervento più atteso era quello di Haytham al Manna, unico leader all’estero del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico, il cui organismo direttivo è composto da 23 elementi in Siria ed uno all’estero, appunto al Manna. Questa è una delle differenze fra il Coordinamento Democratico e il Consiglio Nazionale Siriano, che ha molto più peso nella mediatizzazione all’estero di quanto ne abbia realmente sul terreno siriano, nonostante possa contare sull’apporto della Fratellanza Musulmana e su quello di formazioni liberali e filoccidentali, mentre il Coordinamento Nazionale è fortemente orientato a sinistra, in virtù della presenza al suo interno di formazioni di ispirazione marxista e laica, dai comunisti ai baatisti di sinistra, ai nasseriani, insieme a due partiti curdi e ad un piccolo partito islamico moderato.
Il leader dell’opposizione siriana ha parlato a braccio, ricordando quando, negli anni 90, proprio insieme al tunisino Gannouchi e ad altri esponenti, laici e religiosi, si lavorava non solo per abbattere le dittature arabe, ma anche per progettare il futuro, definendo le caratteristiche di quello “Stato civile” che avrebbe dovuto garantire i diritti di tutti i suoi cittadini. Secondo al Manna, ora c’è il rischio di un arretramento sul terreno dei diritti civili, perché in troppi vorrebbero rimandare la questione e parlarne solo “nel XXII Secolo”. Al Manna ha polemizzato direttamente con i movimenti islamisti ed ha lanciato una frecciata anche ad Hillary Clinton, chiedendosi retoricamente come abbia potuto schierarsi con una parte dell’opposizione siriana, ignorando le richieste che salgono prepotentemente dalle piazze siriane e rivendicando l’operato del Coordinamento Nazionale: “Noi abbiamo unificato le opposizioni siriane e non abbiamo bisogno di soldi o sostegno mediatico dall’estero, perché noi siamo il popolo siriano e quella del popolo sarà la forza che utilizzeremo per cacciare Assad e costruire uno Stato civile”.

Più tardi, in un’affollata conferenza stampa, al Manna – dopo aver rassicurato i giornalisti sulla loro collega francese ferita ad Homs – ha sviluppato molti altri argomenti. A proposito della conferenza stampa, l’abbiamo ripresa integralmente e potete vederla nei due video qui sotto, confrontandola con lo scarno resoconto effettuato dal TG1 del pomeriggio (quello serale ha taciuto del tutto), la cui giornalista, peraltro, aveva quasi monopolizzato la stessa conferenza. Si noterà, fra l’altro, che la giornalista insiste più volte con al Manna sulla necessità dei “corridoi umanitari”, nonostante il leader siriano avesse ribadito più volte la loro pericolosità e la ferma opposizione sua e del Coordinamento a qualunque intervento straniero nella rivoluzione siriana. Analogo silenzio da parte del quotidiano “la Repubblica”, una cui giornalista aveva sottoposto Al Manna ad un’intervista molto lunga. Onore, dunque, al Manifesto ed a Geraldina Colotti, che – dopo lungo pazientare – Al Manna lo hanno intervistato e poi l’intervista l’hanno pubblicata.
Il Coordinamento Siriano per il Cambiamento democratico rifiuta a priori qualunque intervento militare, no fly zone o corridoi umanitari che siano”: al Manna lo ha scandito ai giornalisti che lo hanno intervistato dopo la conferenza stampa, rivelando anche che gruppi Salafiti – finanziati dai regimi arabi reazionari, come l’Arabia Saudita – stanno costituendo un Consiglio Islamico Siriano, alternativo al Consiglio Nazionale Siriano, ritenuto ormai incapace di “militarizzare” la rivolta (Ghalioun, il leader del CNS, ha disertato il convegno romano, per motivi ignoti). Al Manna ha criticato duramente il governo francese, che – ha detto – è composto da gente che pensa di essere ancora negli anni 30 o 40 del secolo scorso, in pieno colonialismo. Al Manna ha confermato ai giornalisti anche la presenza in Siria di alcuni combattenti stranieri, finanziati dai regimi del Golfo: si tratta di salafiti libici e libanesi che hanno già operato in Irak, nella regione di Al Anbar. Il fenomeno, tuttavia, è assolutamente irrilevante, e al Manna ha avuto parole fortemente ironiche verso quegli osservatori che prestano grande attenzione a questa piccola presenza, mentre ignorano le grandi manifestazioni pacifiche del popolo siriano: “Ogni giorno in Siria si svolgono circa 400 manifestazioni e non più di 25 sono difese con le armi”. A chi gli ha chiesto cosa ritenesse utile per la rivoluzione siriana da parte del mondo esterno, al Manna ha risposto semplicemente: “Informare e mobilitare l’opinione pubblica. Solidarizzare con i nostri concittadini all’estero, che sono più di 7 milioni. Siamo contro tutte quelle sanzioni che colpiscano la Siria come nazione, mentre siamo favorevoli a sanzioni personalizzate nei confronti degli esponenti del regime, ma l’esperienza storica insegna che le sanzioni non hanno alcuna efficacia nel breve periodo. L’arma più efficace è la lotta popolare”.

Fonte: http://www.freedomflotilla.it

التصنيفات : Articoli in italiano

الكاتب:syr2015

صوت المعارضة السورية الصادق

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