CONFERENZA DI TUNISI: I BOMBARDIERI SE NE VANNO A MANI VUOTE

Si è conclusa con un sostanziale nulla di fatto la Conferenza tunisina degli “Amici della Siria”, che per alcuni avrebbe dovuto dare il via libera ad un intervento armato in Siria, sul modello di quanto già visto in Libia. Invece, la Conferenza ha confermato che in Siria non vi sarà alcun intervento armato, come, del resto, vanno dicendo da mesi tanto il Segretario Generale della NATO, Rasmussen, quanto i rappresentanti dell’Unione Europea, fino al Ministro degli Esteri italiano. Ad invocare l’intervento armato, oltre al Consiglio Nazionale Siriano (dominato dai Fratelli Musulmani), sono rimaste solo le teste coronate delle petromonarchie del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita, i cui delegati hanno addirittura abbandonato i lavori della Conferenza prima del termine. La rivoluzione siriana, dunque, rimane nelle mani del popolo siriano. La componente laica e di sinistra dell’opposizione siriana, ben presente nella rivoluzione, organizzata nel Coordinamento Siriano per il cambiamento Democratico, non ha partecipato alla Conferenza ed ha diffuso il seguente comunicato.

Dichiarazione della delegazione nazionale del Coordinamento Siriano per il Cambiamento Democratico sulla conferenza degli “Amici della Siria” in Tunisia

Il Coordinamento Siriano per il Cambiamento Democratico (CSCD) ha seguito da vicino i movimenti che hanno portato alla conferenza degli “Amici della Siria”. Il CSCD prende atto delle nobili intenzioni che stanno dietro la convocazione della conferenza, soprattutto perché è ospitata dalla Tunisia, il Paese da cui è iniziata la primavera araba ed i cui rappresentanti sono sempre stati risolutamente contrari all’intervento militare straniero in Siria e aborriscono il settarismo e la violenza da qualunque parte provengano. La Tunisia si è impegnata a preservare l’unità della Siria, cercando di unire la resistenza democratica, unificando gli sforzi dell’opposizione piuttosto che dividerli o creare tensioni attraverso favoritismi ed emarginazione, e mantenendo questa unità attraverso il sostegno al piano arabo per la sua ampia accettazione da parte dei movimenti popolari e le associazioni civili e politiche in Siria. Per questi motivi il CSCD ha acconsentito all’invio alla conferenza di una sua delegazione importante, guidata dal Dr. Haytham Manna, vice coordinatore generale, accompagnato da Manjooneh Abdulmajeed, Rajaa ‘AlNasser, Ma’amoon Khaleefa, Saleh Muslim, Mohammed Hijazi, Dr. Hani Abu Saleh, Dr. Huda Al Zain, Ali Fadel, Abdulrahman Khaleefa, tutti esponenti importanti del CSCD in Siria o in esilio.

Il presidente tunisino aveva assicurato che tutti i gruppi di opposizione sarebbero stati trattati nello stesso modo, senza alcun favoritismo, senza alcun riconoscimento di un gruppo rispetto agli altri; che l’intervento militare straniero è considerato una linea rossa che non sarà attraversata; che la crescente militarizzazione del conflitto è considerata una minaccia alla pace civile ed alla vittoria della nostra rivoluzione pacifica. Nonostante tutte queste intenzioni e assicurazioni, un gruppo ristretto di 11 Paesi – arabi e non – si è dato a dipingere un quadro diverso della Conferenza, sulla base di preconcetti emersi da riunioni a porte chiuse, per far sì che la Conferenza perseguisse un finale diverso, quello per il quale stanno lavorando attivamente. Per questo motivo, alcuni Paesi potenti hanno rifiutato di partecipare. Abbiamo poi assistito ad una spinta ancora più forte e pericolosa per il ritiro del piano della Lega Araba, con il pretesto di proteggere il piano arabo di lavoro, e ad un’ulteriore pressione per sostituire coloro che rappresentano il popolo siriano, rimuovendo dalla conferenza della Lega Araba quelli approvati dall’opposizione e, quindi, lo stesso popolo siriano. Abbiamo osservato anche i tentativi di lasciare aperta la finestra militare, sia in relazione alla militarizzazione dell’opposizione che per l’intervento straniero.

Tutto questo è in diretto conflitto con gli interessi del popolo siriano, i suoi confini, la sua unità e la sua lotta per la dignità, la democrazia e la giustizia – che è l’essenza della rivoluzione siriana. Nonostante le nostre riserve verbali rispetto al primo documento di lavoro che è stato distribuito, e la nostra posizione per quanto riguarda il suo mantenimento, questi undici paesi hanno riaffermato il loro impegno per esso nelle loro dichiarazioni finali nella loro conferenza di Londra, legittimando gli elementi meno razionali e più faziosi dell’opposizione, cosa che non potrà che danneggiare l’unità della causa, nonché rafforzare iniziative sul campo e la retorica del brutale regime siriano, danneggiando il popolo siriano e la sua rivoluzione

Dopo aver esaminato le modalità della conferenza, i suoi documenti e il ruolo discutibile svolto da alcuni Paesi, la delegazione del CSCD è giunta alla conclusione che la sua partecipazione alla Conferenza sarebbe dannosa, quindi si rifiuta di partecipare alla Conferenza e presenterà un dossier su questo tema importante per i fratelli e le sorelle al comitato esecutivo in modo che possa assumere la giusta posizione e intraprendere le azioni appropriate riguardo i risultati della conferenza.

Viva la libera, democratica e civile Siria

24/02/2012 Tunisi

Il Coordinamento Siriano per il Cambiamento Democratico partecipa sin dall’inizio alla rivoluzione ed il suo rappresentante più in vista è l’intellettuale ed attivista Haytham al Manna. Si oppone alle politiche interventiste del Consiglio Nazionale Siriano. Oltre a molti oppositori indipendenti, del CSCD fanno parte alcuni partiti politici, fra i quali il Partito Arabo Socialista Democratico, il Partito Comunista del Lavoro Siriano, la Coalizione della Sinistra Marxista e il Partito della Sinistra Curda in Siria. In Italia, è presente Ossamah Al Tawel, del Comitato Esecutivo dell’organizzazione.

Fonte: http://www.freedomflotilla.it/2012/02/26/conferenza-di-tunisi-i-bombardieri-se-ne-vanno-a-mani-vuote/#more-2804

التصنيفات : Articoli in italiano

الكاتب:syr2015

صوت المعارضة السورية الصادق

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